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A Lisbona, 1.000 ettari di paradiso verde nel cuore della città

Rapporto“Gli araldi dei boschi” (6/6). Nella capitale del Portogallo, Monsanto offre una vasta distesa di pini e querce. Una foresta urbana che ha avuto origine 85 anni fa, eppure sembra esserci sempre stata. Visita con l’ingegnere forestale Fernando Louro Alves.

Nella parte occidentale di Lisbona si estende per oltre 1.000 ettari, una bellissima foresta, quella di Monsanto. Onde di pini, querce ed eucalipti coprono così le alture della città portoghese eletta “Capitale verde europea” nel 2020. Anche l’astronauta Thomas Pesquet della Stazione Spaziale Internazionale lo ha elogiato sui social. Questa vasta area boschiva copre un decimo della superficie della città ed è conosciuta solo da pochi turisti. Ogni giorno gli abitanti di Lisbona entrano nel cuore di questo prezioso polmone per fare jogging, portare a spasso il proprio cane o percorrere la strada che lo attraversa.

Fernando, nel Monsanto Forest Park, a Lisbona, il 6 aprile 2022.

La foresta urbana è un ossimoro, una formula usata spesso dai sindaci che vogliono comunicare la qualità della vita nella propria città. Berlino ne ha uno. Così fa Lisbona, e questo sembra far parte dell’arredamento per sempre. In realtà la Monsanto non ha cent’anni. Nasce nel 1938 da un progetto un po’ folle, come ricordano i pannelli rossi ai visitatori, in un momento in cui non si parlava di lotta all’inquinamento. “L’illusione di un’antica foresta funziona perché in novant’anni l’uomo ha fatto lavori sugli alberi e sulla vegetazione che la natura avrebbe potuto fare da sola…ma in cinquemila anni”afferma con orgoglio Fernando Louro Alves, responsabile della gestione della Monsanto nel municipio di Lisbona.

Nessun angolo di questo parco, dove pratica da quarant’anni, non ha segreti per lui. Ogni mattina, questo ingegnere forestale di 62 anni continua a meravigliarsi della comparsa di una delle 23 specie di orchidee selvatiche che vi fioriscono, a testimonianza della vitalità dell’ecosistema. Lascia le 10.000 querce da sughero, l’albero emblematico del Portogallo, per vivere in pace senza privarli della corteccia, come si fa altrove nel Paese, per recuperare il prezioso sughero. Il cracking disturba la tranquillità del sottobosco. Fernando Louro Alves alza subito la testa al baldacchino in cerca di scoiattoli: “Si nascondono molto bene in questi pini d’Aleppo. A loro piacciono le mele che non fanno male ai denti”.ride l’ingegnere.

Brutali espropri

Questa lussureggiante foresta urbana è nata in un territorio ostile. “La serra de Monsanto, questa catena montuosa che domina la città, riparata all’inizio del XXe secolo di aridi terreni agricoli impoveriti dalle attività di pascolo”, afferma Fernando Louro Alves. Ma nel 1934 un certo Duarte Pacheco, ingegnere e politico, influenzato dal lavoro di geologi e forestali, propone di riforestare queste montagne. “Le convinzioni di Pacheco erano guidate da un’ideologia sanitaria orientata all’igienismo sintetizzata nella formula ‘mens sana in corpore sano'”spiega Fernando Louro Alves.

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