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A Roma sono visibili i resti del ponte di Nerone che testimoniano il clima rigido in Italia

A Roma, i resti di un ponte dell’Iehm secolo della nostra era sono ricomparse sul Tevere, ai piedi del ponte Vittorio Emanuele II. Oliver Weiken/DPA/ABACAPRESS.COM

Il Pons Neronianus, che si rivela più o meno a seconda del livello del Tevere, è esposto da giugno a causa di un’eccezionale siccità.

L’episodio del caldo in Italia il palinsesto di Roma trae una nuova pagina dai suoi vecchi capitoli. Ai piedi del Ponte Vittorio Emanuele II, nel cuore del capoluogo, da fine giugno un serpente di pietra è emerso lentamente dalle acque olivastre del Tevere. La sagoma dei blocchi sbozzati tradisce il carattere archeologico di questo lembo calcareo. Era il Pons Neronianus, un antico ponte romano.

La comparsa di questi resti apprezzati dagli uccelli non è rara nell’estate del Lazio. La siccità e il maltempo che colpisce l’Italia da più di un mese sperimentarono però le acque del Tevere, il cui livello scese di circa un metro e mezzo rispetto alla media estiva, rivelando questi ruderi. Alla foto dallo Zuave dal Ponte dell’Alma, a Parigi, questo antico linguaggio di pietra governa il potere mutevole del fiume. Romani e romani, agili o in transito, vivono insieme il sole cocente e lo spettacolo di queste rovine.

L’eloquenza del sito citato imperatore romano Neroneal potere tra il 54 e il 68, ha attirato in particolare l’attenzione di Igor Boni, presidente del partito microsociale-liberale Radicali Italiani, che ha creato il 1ehm Luglio una conferenza stampa sulle sponde di un rimpicciolito Tevere. “A Roma finora sono caduti 140 mm di pioggia contro una media di 430 mm: sono dati da Paesi come Algeria e Tunisia”, avvertì il politico vicino ai resti del Pons Neronianus. Biciclette abbandonate e scooter elettrici abbandonati hanno offerto i loro corpi sporchi sulla superficie dell’acqua ridotta del Tevere a metà luglio, formando siti di nidificazione più moderni del ponte romano.

Un ponte tra due epoche

Questa antica struttura semi-sorta testimonia non solo il livello del Tevere o la durezza della siccità, ma anche un piccolo errore di giudizio da parte degli ingegneri romani del Iehm secolo. L’ingegneria civile avrebbe scelto molto male l’ubicazione del ponte, i cui resti corrispondono a resti di pilastri. “Fu costruito in una curva a gomito in una pianura alluvionale”ha spiegato l’archeologo Rabun Taylor (Università del Texas ad Austin) ai media americani Scienza dal vivo. Il Pons Neronianus si trova nell’ansa più suggestiva del Tevere, nel centro di Roma, nei pressi di Castel Sant’Angelo. Una scelta che mette pressione sulle teste di ponte e potrebbe portare al collasso.

“Questo è probabilmente quello che è successo al Ponte di Nerone, e potrebbe benissimo essere successo a metà del 200 d.C., meno di due secoli dopo la sua morte”disse Rabun Taylor. Tuttavia, nonostante il suo soprannome, la struttura – non citata dalle fonti antiche – non sarebbe stata associata con certezza a Nerone e sarebbe stata fondata sotto il suo predecessore, caligola. Alla fine dell’Ottocento furono rasi al suolo alcuni pilastri conservati fino a circa un metro al di sopra della superficie del Tevere.e secolo per rendere più navigabile questo settore del fiume, riporta in un comunicato il museo di Castel Sant’Angelo.

La navigazione fluviale è stata interrotta anche in parti del Po nel nord Italia. Il regione è particolarmente colpita dalla siccità che prevale nel resto del paese. Questa ondata di caldo ha già portato alla luce resti più contemporanei, come i relitti di navi affondate durante la seconda guerra mondiale. Secondo l’Unione Agricola Italiana Coldiretti, la siccità minaccia oltre il 30% della produzione agricola nazionale.

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