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la turbolenta storia tra la Grande Boucle ei corridori

La strada è stata lunga, ma il Tour de France sta recuperando terreno con un ritardo pazzesco. Dopo anni di assenza, una Grande Boucle da donna rivede la luce. La fine di un’anomalia senza fine, in parte legata a vecchi pregiudizi maschilisti.

nel 1987, sul set di “A ciascuno il suo turno”durante un inizio particolarmente teso, Marc Madiot ha dichiarato in faccia a Jeannie Longo che c’era “Sport maschili, sport femminili. Vedere una donna che balla è molto bello per me. Vedere una donna che gioca a calcio è brutto, vedere una donna in bicicletta è brutto…”.

Trentacinque anni dopo, dopo diverse prove, il Tour de France femminile sembra finalmente poter prendere il posto che le spetta. Franceinfo: Lo sport ripercorre quasi 70 anni di tentativi falliti da parte dei corridori di avere la propria Grande Boucle.

1955: una prima edizione dimenticata

Fu negli anni ’50 in Francia che fu lanciata la prima edizione di un grande ciclo femminile. L’idea nasce da Jean Leulliot, ex giornalista di Macchinadi collaborazione piuma d’anatra Francia socialista durante l’occupazione. In qualità di organizzatore del Circuit de France (una specie di Tour de France bis) durante la guerra, aveva anche minacciato l’allora campione francese di far visita alla Gestapo se non avesse partecipato alla sua manifestazione.

Jean Leulliot, tuttavia, è stato sostenuto dalla stampa sportiva dopo la Liberazione, nonostante la sua collaborazione. Riabilitato, immagina un evento femminile dieci anni dopo. All’epoca i campionati del mondo non erano nemmeno aperti alle donne (durarono fino al 1958) e il titolo di campionessa di Francia era stato assegnato solo per quattro anni. Leulliot progetta un evento di 400 km, suddiviso in 5 tappe, con una quarantina di partenti. Parliamo poi di “corsi”favorevole alla “esaurimenti nervosi” in sella, e meno a suo agio che in loro “Compiti a casa”. La britannica Millie Robinson vinse questa gara senza futuro nel 1955. Jean Leulliot avrà più successo nel suo progetto di rilancio della Parigi-Nizza.

1984-1989: gli anni d’oro

Ci sono voluti quasi trent’anni per il ritorno delle ciclisti. Questa volta è stata la Société du Tour de France (antenata dell’ASO) a prendere in mano la situazione, sotto l’impulso del suo allora presidente, Félix Levitan. Già all’origine della maglia a pois e al suo arrivo sugli Champs-Elysées, il giornalista voleva anticipare il machismo che imperava nel mondo del ciclismo di allora. Un anno prima della creazione del suo Women’s Tour, dichiara, come ha ricordato l’ex direttore del Tour Xavier Louy alla rivista Pedale da giugno 2019, quello “Le donne sono uguali agli uomini, se non sono superiori a loro. Quindi abbiamo pensato di organizzare qualcosa di più importante di tutto ciò che è stato fatto per le donne nel ciclismo fino ad ora”.

Nel 1984 Levitan vinse la sua resa dei conti. Sei squadre di sei corridori entrano nella Grande Boucle come sipario per gli uomini. Snobbato dapprima dalle due star del momento (Maria Canins e Jeannie Longo), l’evento fatica a trovare il suo posto in un ambiente maschilista. I passi accorciati delle donne vengono ridicolizzati, anche sui televisori. Nel 1986, un anno prima degli attacchi di Marc Madiot, Laurent Fignon attaccò anche Jeannie Longo nello stesso show. “Je ne suis pas intéressé par le cyclisme féminin (…) Je trouve que ce n’est pas un sport esthétique. Je comprends qu’on ait envie de faire du vélo quand on est une femme mais moi, je préfère ne pas guardare…”, scatenare il corridore davanti a un Longo che non si sarebbe nemmeno degnato di salutare una volta arrivato sul set.

Due anni dopo la partenza di Félix Lvitan e l’acquisizione di Jacques Chancel, poco noto per il suo apprezzamento per il ciclismo femminile, il Tour de France femminile scomparve nel 1989. Il duello tra Maria Canins (conquistata nel 1985 e nel 1986) e Jeannie Longo ( introdotto nel 1987, 1988 e 1989) conduce una corsa che sta guadagnando slancio. Affermando una logistica ingestibile parallela a quella maschile, la Société du Tour de France abbassa il sipario e rimanda il gruppo femminile nell’ombra.

1992-2022: fallimenti e una rimonta

Per mantenere la fiamma in erba, un organizzatore indipendente, e quindi un concorrente, ha intrapreso l’avventura nel 1992. Pierre Boué ha creato l’International Women’s Big Loop. Non potendo utilizzare i nomi “Tour” e “maglia gialla”, di proprietà dell’ASO, ha stabilito la maglia d’oro. Ma la salsa non ha preso piede quando l’affare Festina nel 1998 ha messo alla prova il mondo del ciclismo. Le ricorrenti critiche dei corridori agli hotel, i lunghi trasferimenti, le neutralizzazioni della gara e i bonus non pagati hanno minato la manifestazione, alla quale anche l’Aso dedica una guerra aperta. L’evento è stato declassato dall’UCI nel 2005 ed è scomparso nel 2009 senza mai vincere.

Nel 2005 la federazione internazionale ha quindi lanciato un bando per una grande corsa a tappe in Francia. La Route de France femminile vede la luce, guidata da Hervé Gérardin, ex ASO ora a capo della propria organizzazione. Nonostante il supporto dell’UCI, rimane sottostimato e deve affrontare problemi organizzativi. Prima della sua scomparsa nel 2016, è stata comunque un trampolino di lancio per diversi famosi corridori, tra cui Annemiek van Vleuten, vincitrice nel 2010.

Dopo anni di attesa, e soprattutto grazie alle pressioni di David Lappartient, presidente francese dell’UCI, l’ASO ha rilanciato la macchina quest’estate. Dopo l’introduzione di Course by le Tour negli ultimi anni, l’azienda dietro il Tour de France ha messo le cose in chiaro. Una svolta sorprendente, se ricordiamo le dichiarazioni di Christian Prudhomme nel 2019 sull’Europa 1 “A causa delle dimensioni del Tour, non possiamo organizzare un’altra gara durante il TourEgli ha detto. Che si tratti di una gara per under 6, 80+, destrimani o mancini, non è possibile”.. Durante, no, ma dopo è possibile. Infine.

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