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Lo scrittore Michel Schneider è morto

Michel Schneider, a Parigi, nel luglio 2017.

Lo scrittore, alto funzionario e psicoanalista Michel Schneider è morto di cancro giovedì 21 luglio a Villejuif (Val-de-Marne). Aveva 78 anni. Nato il 28 maggio 1944 a Dammarie-les-Lys, nella Seine-et-Marne, da una famiglia di origine alsaziana, ha studiato all’Istituto di Studi Politici di Parigi, poi all’ENA (PhD Thomas More). Per pochi anni dopo il 1968 si orientò verso l’estrema sinistra maoista, di stampo lacaniano.

Ha lasciato l’ENA nel 1971 e ha iniziato la sua carriera nella Sottodirezione Financial Forecasting del Ministero dell’Economia e delle Finanze prima di diventare consigliere referendario della Corte dieci anni dopo, fino al suo pensionamento nel 2009. Ma il momento più eclatante e visibile della sua carriera di governo inizia nell’ottobre del 1988, quando entra a far parte del Ministero della Cultura come direttore della musica e della danza. Da questo incarico, nel pieno dell’era Mitterrand, con Michel Rocard a Matignon, si è dimesso nel maggio 1991 ed è tornato alla Corte dei Conti.

Da questi tre brevi anni di esperienza in rue de Valois, trasse un libro che criticava con veemenza, ma senza risentimento personale, le scelte e il finanziamento della politica culturale francese: La commedia della cultura (Soglia, 1993). Michel Schneider attacca Jack Lang, allora ministro della cultura, che, sostiene, distribuisce sussidi senza necessariamente promuovere una vera democratizzazione della cultura. “Niente è peggio di un principe che si crede un artista”, sottolinea, così come il ruolo di questi artisti cortigiani che vedono il loro generoso finanziamento statale come del tutto naturale. A dominare, secondo lui, è una logica pubblicitaria e l’ossessione di moltiplicare l’offerta culturale, senza tener conto della diversificata domanda del pubblico.

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Uno dei suoi principali obiettivi all’epoca era il compositore Pierre Boulez (1925-2016), fondatore e direttore dell’Istituto di ricerca e coordinamento acustico/musicale, che ricevette ingenti sovvenzioni a scapito di altri produttori. “La musica ‘ircamiana’, che pretende di essere tutta musica contemporanea, è il computer più il sussidio”emette un segnale acustico. Va bene da un punto di vista “da sinistra” contro il quale Schneider sta redigendo un bilancio sotto forma di atto d’accusa “una politica culturale spettacolare e dispersa, propositiva e costosa, anche costosa in alcune aree”. Nel febbraio 1993 Michel Schneider, Jack Lang e (soprattutto) Pierre Boulez si sono visti in un memorabile programma di Bernard Pivot, “Bouillon de culture”, confrontandosi in modo spettacolare.

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